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venerdì 15 gennaio 2010

Agnese


Nel libro dei Promessi sposi la madre di Lucia Mondella è Agnese, vedova di mezza età. Non è descritto il fisico,ma sappiamo che rappresenta la tipica donna dei paesetti lombardi e quindi lo si può immaginare. Agnese ha un carattere deciso, sbrigativo e ha una grande esperienza infatti diede preziosi consigli ai promessi sposi come quello di fare un matrimonio "abusivo" nel sesto capitolo oppure di scrivere una bella lettera al Cardinale arcivescovo. Vediamo nel corso della vicenda che se i suoi consigli hanno un risultato positivo questo avviene per puro caso. Per esempio, con il suo progetto ardito del matrimonio a sorpresa, riesce a sventare il tentativo di incursione in casa sua e il rapimento della figlia, e se lei è riuscita a compiere quello che padre Cristoforo non avrebbe fatto in tempo a fare, è opera di una volontà superiore, indipendente del tutto dai piccoli pensamenti e imbrogli della furba contadina: la volontà divina. L’episodio del matrimonio a sorpresa serve a determinare la palese differenza tra Agnese e Lucia. . La donna non consiglia ai suoi giovani un passo contro la morale, ma è evidente su quale diverso piano si trovino madre e figlia. La prima si fa propugnatrice di una morale strettamente utilitaria, la seconda di una condizione psicologica profondamente cristiana.
Agnese è un personaggio statico, nel senso che, nonostante le vicende che la sconvolgono insieme alla figlia e al suo promesso, non cambia né atteggiamento, né concezione della vita: Agnese punta sempre, col suo solito senso pratico, sulla necessità di giudicare le cose in rapporto alle circostanze e non in astratto. Nella sua semplice vita dona tutto il suo amore alla sua unica figlia con facilità e spontaneità , infatti è una figura molto positiva. Ha troppa sicurezza e vede solo una faccia della realtà e questa la porta a essere ottimista e ad escogitare sempre nuove soluzioni per far trionfare la giustizia e il bene di sua figlia.
Il rapporto tra Agnese e Renzo è piuttosto buono,infatti lei ritiene che Renzo sia un bravo ragazzo e lo difende anche in momenti delicati,invece lui stima Agnese come una madre e riceve da lei qualsiasi aiuto fidandosi ciecamente.
Marta Iselle

INNOMINATO

L’innominato è descritto come un personaggio grande, bruno di carnagione, quasi calvo, e i pochi capelli che aveva, bianchi.
Con il volto rugoso a prima vista gli avremmo dato sicuramente più dei sessant’anni che aveva.
É un personaggio a cavallo della mezzeria dei Promessi Sposi: fa da divisore della trama del romanzo, è l’unico che da personaggio cattivo diventa buono, quindi è l’unico ad avere un cambiamento radicale del carattere.
Ha un ruolo centrale: salva Lucia e cambia il corso della storia e della vita di don Rodrigo. Un aspetto dell’Innominato viene descritto nel ventunesimo capitolo ovvero l’assoluta obbedienza nei suoi confronti da parte della gente, ma il narratore lo presenta anche come un carcerato, di fatti egli è cattivo, e la parola cattivo deriva da captivus, che significa prigioniero del male. L’Innominato però poi si converte al cristianesimo, e la sua conversione è dovuta dalla scoperta che cercando di ottenere la libertà facendo del male, egli diventa schiavo di se stesso, quindi per ottenere ciò che cerca, ovvero la libertà, deve fare del bene. L’innominato rappresenta la gloria di Dio e quindi ne manifesta la sua grandezza. Gloria è sinonimo di fama, ovvero l’importanza di qualcuno, in questo caso Dio. Dopo questa conversione l’Innominato nel libro viene descritto come l’eroe disarmato, che cammina solo e senz’armi. Nonostante tutto, l’uomo nuovo non ha cancellato del tutto quello vecchio, lui è ancora un guerriero e combatte con altre armi ma con lo stesso coraggio e vigore che aveva prima della sua conversione, quando era temuto da tutti. Troviamo un esempio di quanto detto nel caso dell’ invasione dei lanzichenecchi, quando dimostra di essere ancora il guerriero di un tempo.
Vive in un castello che rappresenta totalmente il suo carattere, isolato, costruito su di un’altura, con i fianchi aspri e impervi. Ai piedi della “collina” si trova una locanda “LA MALANOTTE” dove i suoi bravi, prima della conversione aspettavano i suoi ordini e controllavano non passasse nessuno di indesiderato.

di Bonetto Elia e Munaretto Giovanni

lunedì 11 gennaio 2010

I Bravi


I bravi erano briganti legalizzati da specifiche grida del tempo, avevano cioè il diritto di garantire nel latifondo di proprietà del loro padrone i suoi ordini e volontà, agendo anche illegalmente.
Grazie a I promessi sposi di Alessandro Manzoni i Bravi oggi sono una figura molto conosciuta, dove appaiono come scagnozzi di Don Rodrigo.

"Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d'un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d'ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi.
Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica.”

Se noi facessimo un confronto tra i bravi e i “mafiosi/mafiosetti” di oggi vedremmo che, a distanza di secoli, di abitudini, modi di vivere e pensieri, non è poi cambiato tanto. Possiamo perfino azzardarci a dire che la mafia non è nata da Provenzano e Riina, ma da Renzo Tramaglino e Lucia Mondella contro Don Rodrigo il boss e i bravi gli sgherri, i mafiosetti. Come dice Roberto Scarpinato, magistrato impegnato da anni nella lotta contro la Mafia e contro il potere occulto di alcune alte cariche dello stato, ex collaboratore di Borsellino e Falcone “Così nel romanzo I promessi sposi, don Abbondio si piega ai voleri di Don Rodrigo non solo perché ha timore dei suoi bravi - quelli che oggi chiameremmo i mafiosi dell'ala militare, gli specialisti della violenza - ma anche perché si trova in una condizione di assoggettamento psicologico che deriva dalla consapevolezza che Don Rodrigo fa parte di un mondo di potenti al di sopra della legge: anzi del mondo che detta la legge.

Matteo Zoppello e Diego Lombarda

venerdì 8 gennaio 2010

Perpetua


Perpetua, un personaggio del romanzo “I promessi sposi”, è la serva fedele ed affezionata di Don Abbondio; si occupa delle faccende di casa ed è sempre attenta e premurosa nei suoi confronti.
È una donna di estrazione popolare, sfrontata e chiacchierona, ma dimostra di riuscire sempre buon senso e intelligenza, in particolar modo quando si trova a dover difendere o consigliare il suo assistito; a sua volta Don Abbondio l’ascolta facendo tesoro dei suoi preziosi consigli.
La figura di Perpetua compare negli stessi momenti in cui appare quella del curato; all’inizio del romanzo quando Don Abbondio torna a casa dopo l’incontro con i bravi di Don Rodrigo, lei vuole subito sapere le ragioni dello stato d’animo triste e preoccupato del sacerdote che, però, la svia chiedendole un bicchiere di vino. La donna lo accontenta ma continua ad insistere per farsi dire ciò che è successo poiché era riuscita a comprendere che qualcosa di strano era avvenuto: si presenta come una donna insistente, impicciona, che si fa gli affari altrui. Il curato, alla fine, cede e le racconta delle minacce che gli sono state rivolte dai bravi. Perpetua gioca un ruolo importante anche nel momento dell’incontro tra il prete e Renzo, protagonista del romanzo, in cui il ragazzo viene informato dell’impossibilità del matrimonio. In questa occasione Perpetua dimostra di non essere in grado di tenere segrete le informazioni trapelate dal suo padrone.
La donna, infatti, fa intendere al giovane che sotto la falsa verità raccontatagli c’è qualcos’altro di più importante e grave e lo fa non in modo diretto ma inducendo Renzo a delle deduzioni: questo le permette di guidare il ragazzo verso la verità senza, però, sentirsi in colpa nei confronti del suo padrone.
Il curato dimostra di fidarsi molto della donna anche in occasione del matrimonio a sorpresa: è lei che, in buona fede, riesce a convincerlo a lasciar entrare Tonio, suo debitore, nonostante la tarda ora, poiché spera di poter riavere definitivamente la somma di denaro prestatagli in precedenza.
In conclusione si può dire che non è possibile immaginare il romanzo senza Perpetua poiché ne rappresenta il braccio destro in qualsiasi situazione.
Alessia Zaroccolo