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venerdì 15 gennaio 2010

INNOMINATO

L’innominato è descritto come un personaggio grande, bruno di carnagione, quasi calvo, e i pochi capelli che aveva, bianchi.
Con il volto rugoso a prima vista gli avremmo dato sicuramente più dei sessant’anni che aveva.
É un personaggio a cavallo della mezzeria dei Promessi Sposi: fa da divisore della trama del romanzo, è l’unico che da personaggio cattivo diventa buono, quindi è l’unico ad avere un cambiamento radicale del carattere.
Ha un ruolo centrale: salva Lucia e cambia il corso della storia e della vita di don Rodrigo. Un aspetto dell’Innominato viene descritto nel ventunesimo capitolo ovvero l’assoluta obbedienza nei suoi confronti da parte della gente, ma il narratore lo presenta anche come un carcerato, di fatti egli è cattivo, e la parola cattivo deriva da captivus, che significa prigioniero del male. L’Innominato però poi si converte al cristianesimo, e la sua conversione è dovuta dalla scoperta che cercando di ottenere la libertà facendo del male, egli diventa schiavo di se stesso, quindi per ottenere ciò che cerca, ovvero la libertà, deve fare del bene. L’innominato rappresenta la gloria di Dio e quindi ne manifesta la sua grandezza. Gloria è sinonimo di fama, ovvero l’importanza di qualcuno, in questo caso Dio. Dopo questa conversione l’Innominato nel libro viene descritto come l’eroe disarmato, che cammina solo e senz’armi. Nonostante tutto, l’uomo nuovo non ha cancellato del tutto quello vecchio, lui è ancora un guerriero e combatte con altre armi ma con lo stesso coraggio e vigore che aveva prima della sua conversione, quando era temuto da tutti. Troviamo un esempio di quanto detto nel caso dell’ invasione dei lanzichenecchi, quando dimostra di essere ancora il guerriero di un tempo.
Vive in un castello che rappresenta totalmente il suo carattere, isolato, costruito su di un’altura, con i fianchi aspri e impervi. Ai piedi della “collina” si trova una locanda “LA MALANOTTE” dove i suoi bravi, prima della conversione aspettavano i suoi ordini e controllavano non passasse nessuno di indesiderato.

di Bonetto Elia e Munaretto Giovanni

lunedì 11 gennaio 2010

I Bravi


I bravi erano briganti legalizzati da specifiche grida del tempo, avevano cioè il diritto di garantire nel latifondo di proprietà del loro padrone i suoi ordini e volontà, agendo anche illegalmente.
Grazie a I promessi sposi di Alessandro Manzoni i Bravi oggi sono una figura molto conosciuta, dove appaiono come scagnozzi di Don Rodrigo.

"Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d'un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d'ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi.
Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica.”

Se noi facessimo un confronto tra i bravi e i “mafiosi/mafiosetti” di oggi vedremmo che, a distanza di secoli, di abitudini, modi di vivere e pensieri, non è poi cambiato tanto. Possiamo perfino azzardarci a dire che la mafia non è nata da Provenzano e Riina, ma da Renzo Tramaglino e Lucia Mondella contro Don Rodrigo il boss e i bravi gli sgherri, i mafiosetti. Come dice Roberto Scarpinato, magistrato impegnato da anni nella lotta contro la Mafia e contro il potere occulto di alcune alte cariche dello stato, ex collaboratore di Borsellino e Falcone “Così nel romanzo I promessi sposi, don Abbondio si piega ai voleri di Don Rodrigo non solo perché ha timore dei suoi bravi - quelli che oggi chiameremmo i mafiosi dell'ala militare, gli specialisti della violenza - ma anche perché si trova in una condizione di assoggettamento psicologico che deriva dalla consapevolezza che Don Rodrigo fa parte di un mondo di potenti al di sopra della legge: anzi del mondo che detta la legge.

Matteo Zoppello e Diego Lombarda

giovedì 17 dicembre 2009

Arte e letteratura: un incontro possibile?



Parole e immagini, un binomio perfetto.


Da sempre l' uomo accompagna alle immagini le parole per descriverle e interpretarle o, viceversa, partendo dalle parole che a volte non bastano e necessitano delle immagini.

Ma siamo sicuri di conoscere il significato simbolico di figure, colori e immagini? e siamo sicuri che nel descrivere una forma la parola sia sempre in grado di ottenere degni risultati?

Questo blog porterà alcuni esempi più o meno eccellenti di descrizioni in letteratura e in arte.

Molti post per molte figure, descritte e analizzate nelle loro particolarità.

Diremo qualcosa di nuovo?


Simone Ariot